“Babbo Natale esiste davvero?” Come accompagnare bambine e bambini che cominciano a dubitare

Qualche settimana fa una mia amica mi ha scritto: “Ci fai un post su come affrontare con i figli la questione che Babbo Natale non esiste?”

Se quando i bambini erano piccoli, i genitori hanno scelto di raccontare loro la storia di Babbo Natale che, nella notte tra il 24 e il 25 dicembre, passa nelle case di tutti i bambini e le bambine del mondo per lasciare i regali sotto l'albero, a un certo punto della scuola primaria arriva il momento di rispondere alla domanda: “Ma Babbo Natale esiste davvero?”. O magari, prima ancora che arrivi la domanda, sono i genitori a chiedersi: Devo dirglielo? Come glielo dico? Glielo diranno gli amici? Non è meglio che lo sappia da noi? E se invece volesse continuare a crederci?

Ovviamente non esiste un modo unico, giusto per tutti, di affrontare questo passaggio. Ma oggi proviamo a mettere un po' di ordine in quello che potrebbe succedere, per aiutarti a capire come accompagnare tuo figlio o tua figlia, rispettando i suoi tempi, le sue domande e le sue emozioni.

A che età i bambini smettono di credere a Babbo Natale?

Nel 2024, sulla rivista Developmental Psychology, è stata pubblicata un'interessante ricerca articolata in due studi, che hanno esplorato come i bambini smettono di credere a Babbo Natale e quali emozioni accompagnano questo passaggio. Nel primo studio sono stati intervistati 48 bambini e ragazzi tra i 6 e i 15 anni, insieme a 44 dei loro genitori. Nel secondo, 383 adulti hanno raccontato come avevano scoperto che Babbo Natale non esisteva e come si erano sentiti. In entrambi gli studi, l'età media in cui si smetteva di credere era intorno agli 8 anni, ma con una notevole variabilità individuale.

E come avviene questo cambiamento?

La maggior parte dei partecipanti ha raccontato che le informazioni ricevute da altre persone avevano contribuito a far nascere o consolidare i propri dubbi. Altri hanno cominciato a interrogarsi dopo aver osservato qualcosa di sospetto o aver notato delle incongruenze nella storia. Altri ancora ci sono arrivati attraverso il ragionamento logico. Io, per esempio, ricordo che avevo notato, guardando delle foto, che Babbo Natale assomigliava incredibilmente a mio nonno.

A volte gli elementi “sospetti” si accumulano e il cambiamento avviene gradualmente. Altre volte, come nel mio caso, una singola informazione può essere decisiva.

La ricerca ha esaminato anche le emozioni associate alla scoperta. Circa un terzo dei bambini e la metà degli adulti intervistati ha riferito di aver provato alcune emozioni negative. In generale, però, queste emozioni erano di breve durata. Un dato interessante è che un maggiore impegno dei genitori nel sostenere attivamente l'esistenza di Babbo Natale risultava associato a una maggiore probabilità di vivere emozioni negative al momento della scoperta.

Attenzione: si tratta di associazioni, che non dimostrano un rapporto di causa ed effetto. Inoltre, i campioni erano relativamente piccoli e una parte dei dati si basava sui ricordi degli adulti. Insomma: è molto interessante e utile come spunto, non è la Verità Assoluta.

Mi sembra però ragionevole suggerire che quando i bambini cominciano a dubitare, non sia utile moltiplicare le prove per cercare di convincerli che Babbo Natale invece esiste. Se stanno mettendo insieme gli indizi e formulando le proprie ipotesi, meglio cercare di capire come accompagnarli in questo passaggio.

Cosa pensa un bambino quando comincia a dubitare?

La domanda Ma Babbo Natale esiste davvero? potrebbe nascondere curiosità, desiderio di conferma, preoccupazione, entusiasmo oppure sentimenti contrastanti.

Ho immaginato quattro possibili situazioni in cui potrebbe trovarsi un bambino o una bambina.

1. Ho qualche dubbio, ma preferisco non sapere.

Comincia a notare delle incongruenze. Forse qualcuno a scuola gli ha detto che Babbo Natale non esiste, oppure ha osservato qualcosa che non riesce a spiegarsi. Eppure non sembra interessato ad approfondire. Magari racconta quello che gli hanno detto i compagni e subito dopo cambia argomento, oppure formula una domanda e sembra soddisfatto di una risposta vaga.

Non c'è bisogno di spingerlo verso una conclusione. In questa fase i genitori possono continuare a vivere la tradizione di Babbo Natale con naturalezza, senza cambiare improvvisamente le proprie abitudini. Quello che eviterei è insistere sulla realtà del personaggio o costruire spiegazioni sempre più elaborate per offuscare i suoi ragionamenti. Diamogli il suo tempo, accompagniamo la disillusione con affetto e rispetto.

2. Non ci credo più, ma non voglio che finisca la magia.

Ha ormai capito che Babbo Natale non esiste davvero e che sono gli adulti a preparare i regali. Eppure continua a scrivere la letterina, a lasciare i biscotti per Babbo Natale e a cercare le tracce del suo passaggio. Forse teme che, dicendo apertamente di non crederci più, possa sparire anche quell'atmosfera speciale che aspetta ogni anno. In questa fase i genitori possono rassicurarla sul fatto che conoscere il segreto non significa dover rinunciare alle tradizioni che la famiglia ha creato: “Anche se adesso sai come arrivano i regali sotto l'albero, possiamo continuare a fare tutte le cose che ci piacciono del Natale.”

In fondo, quando leggiamo una storia, guardiamo un film o partecipiamo a uno spettacolo teatrale, sappiamo che ciò che vediamo è frutto dell'immaginazione, eppure ci emozioniamo e ci lasciamo coinvolgere. Allo stesso modo, si può continuare a “giocare” a Babbo Natale anche quando si sa che si tratta di una fantasia.

3. Mi dispiace dire ai miei genitori che ho scoperto la verità.

Questo è un aspetto a cui forse pensiamo meno. Siamo abituati a immaginare i genitori che cercano di proteggere la magia per i bambini, ma a volte succede anche il contrario: i bambini fingono di credere per renderci felici.

Un bambino potrebbe essersi accorto di quanto mamma o papà amino organizzare le sorprese, raccontare la storia degli elfi e di Babbo Natale e assistere al suo stupore davanti ai regali. Sentendo che per loro continuare quella tradizione è importante, potrebbe non volerli deludere.

Non possiamo sapere per certo se sia proprio questo il motivo per cui una bambina o un bambino mostra di continuare a credere anche quando cresce e non parla dei propri dubbi, ma vale la pena chiederci se magari siamo noi adulti a essere più affezionati alla tradizione dei nostri figli. In questo caso i genitori potrebbero creare qualche occasione per far capire che continueranno ad amare i rituali che hanno costruito insieme, anche quando i bambini saranno più grandi e li vivranno in modo diverso. Per esempio: «Mi piace tantissimo il modo in cui festeggiamo il Natale insieme e continuerà a piacermi anche quando sarai più grande e alcune cose magari cambieranno.»

4. Ho capito tutto e voglio parlarne!

Infine, ci sono bambine e bambini che vivono questo passaggio con entusiasmo. Hanno raccolto gli indizi, confrontato le informazioni, fatto domande e sono arrivati a una conclusione: Babbo Natale non esiste!! Magari si sentono furbi, competenti e soddisfatti del proprio ragionamento. E allora non vedono l'ora di chiedere ai genitori come riuscissero a nascondere i regali o chi mangiasse davvero i biscotti o le carote lasciate per le renne.

In questo caso i genitori possono condividere il loro entusiasmo, riconoscere la soddisfazione di aver capito come stanno le cose e rispondere con sincerità alle nuove curiosità. Potrebbe essere anche un'occasione divertente per raccontare qualche retroscena dei Natali passati, ricordare le sorprese meglio riuscite e magari farsi una risata su qualche piccolo imprevisto mai condiviso. Non tutti vivono questa scoperta come una perdita: per alcuni può essere una conquista, e non c'è bisogno di trasformarla in un momento malinconico.

Come capire che cosa pensa, prova e desidera nostro figlio?

Quando un bambino o una bambina comincia a esprimere dubbi o ci chiede direttamente se Babbo Natale esiste, prima di precipitarci a rispondere può essere utile fare qualche domanda per capire meglio a che punto è arrivato nelle sue riflessioni, come si sente, quale risposta spera di ricevere e di cosa ha bisogno in quel momento.

Possiamo chiedere, per esempio:

  • «Che cosa ti ha fatto venire questo dubbio?»

  • «Tu che idea ti sei fatta?»

  • «Qualcuno ti ha raccontato qualcosa?»

  • «Tu hai voglia di crederci?»

Naturalmente non dobbiamo farle tutte queste domande, a volte ne basta una sola per aprire una conversazione interessante e capire meglio cosa sta succedendo. Le risposte ci daranno indicazioni su come proseguire.

Se invece il bambino non fa domande, ma noi abbiamo notato qualche cambiamento e sospettiamo che abbia cominciato a dubitare, possiamo provare a sondare il terreno, per esempio domandando: «Hai già pensato se vuoi scrivere la letterina a Babbo Natale?».

Potremmo scoprire che il suo entusiasmo è diminutio, oppure che ha voglia di continuare a fare tutto esattamente come gli anni precedenti. Da lì, se ne nasce l'occasione, possiamo approfondire. Non è però necessario aprire questa conversazione solo perché ha raggiunto una certa età e se non mostra interesse a parlarne, non c'è bisogno di insistere. Credere a Babbo Natale non è qualcosa di cui vergognarsi e smettere di crederci non deve diventare una prova di maturità.

Infine, se arriva una domanda molto diretta tipo “Ma Babbo Natale esiste davvero? Voglio che tu mi dica la verità”, credo sia importante rispondere con sincerità. Non immagino un discorso solenne o una grande rivelazione piena di dettagli, può bastare una risposta semplice: “Babbo Natale è il personaggio di una bellissima storia che tante famiglie raccontano a Natale. In realtà non c'è un simpatico signore con una slitta trainata dalle renne che attraversa il cielo per portare i regali, ci sono tanti genitori, zii e nonni che amano preparare sorprese per i bambini. Lo avevi capito?”.

Come accompagnare le emozioni che possono emergere

Come puoi immaginare, alcuni bambini e bambine accolgono la scoperta con leggerezza mentre altri possono provare dispiacere, rabbia, delusione o nostalgia. Il nostro compito è prendere sul serio le loro reazioni.

Se è triste, potremmo essere tentati di rassicurarlo immediatamente: «Ma dai, non essere triste! Vedrai che sarà bellissimo lo stesso!», ma è sempre utile prima riconoscere quello che prova:

  • «Mi sembra che questa scoperta ti dispiaccia molto.»

  • «Ti piaceva tanto pensare che fosse proprio Babbo Natale a portare i regali.»

  • «Capisco che tu possa sentire la mancanza di questa parte del Natale.»

Se è arrabbiato o si sente preso in giro potrebbe accusarci di avergli raccontato una bugia o di averlo fatto credere a qualcosa che non era vero. Ne parlo meglio qui sotto, ma ti anticipo che in questo caso non serve convincerlo delle nostre buone intenzioni. È più lungimirante riconoscere la sua reazione e spiegare le nostre scelte senza pretendere che le condivida.

Se è contenta o orgogliosa possiamo condividere la sua soddisfazione, ascoltare il percorso che l'ha portata a capire e rispondere alle sue domande e curiosità.

Probabilmente proverà un po' di tutto: si sentirà un po’ “grande”, un po’ triste e un po’ deluso. Va bene così.

“Quindi mi avete mentito?”

Questa domanda potrebbe arrivare dopo aver scoperto che Babbo Natale non esiste e spesso mette un po' in difficoltà i genitori. Dal loro punto di vista non era una bugia, ma un modo per creare qualcosa di speciale, un gesto d'amore e di cura. In questo momento, però, il bambino potrebbe vedere solo il fatto che gli adulti gli hanno raccontato qualcosa che non era vero e lui ci ha creduto!

Possiamo spiegare che Babbo Natale fa parte di una tradizione, di una storia che molte famiglie scelgono di raccontare e mettere in scena per creare sorpresa e divertimento. “Capisco che possa sembrare una bugia perché ti abbiamo raccontato una storia facendoti credere che fosse vera. Per noi era un modo per giocare insieme a te e rendere speciale il Natale. Abbiamo tanti bellissimi ricordi, ma capisco che adesso tu possa sentirti deluso, mi dispiace. Ti voglio bene.”

E poi ascoltare. Non è necessario trovare una spiegazione capace di cancellare immediatamente il suo dispiacere. La fiducia si costruisce anche attraverso la possibilità di fare domande , esprimere disaccordo e ricevere risposte sincere. La ricerca che ho citato all’inizio suggerisce che, nella maggior parte dei casi, smettere di credere a Babbo Natale non comporta una perdita di fiducia nei genitori, ma questo non significa che l'esperienza sia semplico o uguale per tutti.

“Allora è tutto finito?”

No. Conoscere il segreto non significa dover rinunciare a tutto quello che rende speciale il Natale. Possiamo continuare ad aspettare gli elfi, scrivere la letterina, lasciare fuori latte e biscotti e attendere con entusiasmo la mattina del 25 dicembre. Alcuni bambini saranno felici di partecipare alla preparazione delle sorprese mentre altri preferiranno continuare a riceverle senza sapere nulla più del necessario. Possiamo chiedere direttamente a bambine e bambini quali sono le cose che amano di più del Natale, quali tradizioni desiderano portare avanti e se ce ne sono di nuove che vorrebbe inventare.

“Posso dirlo al mio fratellino o ai miei amici?”

A volte chiediamo ai bambini più grandi di non rivelare il segreto ai piccoli, spiegando che adesso hanno il compito di proteggere la magia. Ha senso, ma rischiamo di aumentare la loro voglia di vedere cosa succede se condividono quello che sanno. Aiutiamoli a comprendere che ogni famiglia ha le proprie tradizioni e che bambini diversi possono trovarsi in momenti diversi del loro percorso, ma senza attribuire loro la responsabilità di mantenere una bugia o di proteggere a tutti i costi le convinzioni degli altri. “Ci sono bambini che credono ancora a Babbo Natale e a cui piace molto questa storia. Puoi continuare a parlare con loro come se ci credessi ancora anche tu. Se un amico ti racconta quello che pensa, puoi ascoltarlo senza cercare di convincerlo del contrario. E se ti fa domande, puoi ricordargli che può parlarne anche con i suoi genitori.”

Con i fratelli più piccoli possiamo concordare insieme come continuare a partecipare alle tradizioni familiari, senza far sentire il maggiore responsabile di quello che il piccolo crederà o scoprirà.

La nostra nostalgia

Ci sono momenti dell'infanzia che vorremmo trattenere ancora un po'. L'entusiasmo per Babbo Natale può essere uno di questi. Ricordiamoci però che la magia è sempre stata qualcosa che abbiamo coltivato con la nostra cura e il nostro amore e che quindi può assolutamente continuare a esistere, magari cambiando un po’ forma.

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Ci sono bambini che fanno più fatica. E genitori che a volte non sanno più cosa fare.