Ci sono bambini che fanno più fatica. E genitori che a volte non sanno più cosa fare.
Ci sono bambini e bambine che, fin da piccolissimi, sembrano vivere tutto con un'intensità particolare.
Mi piace chiamarli bambini ad alta intensità. Non è una definizione clinica, ma un'espressione che uso per descrivere bambini che, per caratteristiche e ragioni anche molto diverse, vivono alcune esperienze con particolare intensità e hanno bisogno di più accompagnamento per affrontarle.
Bambini e bambine che non stanno fermi un attimo, che sembrano avere un motore sempre acceso. Che quando sono felici sono incontenibili e quando qualcosa va storto sembra crollare il mondo.
Bambini e bambine che faticano ad accettare un no, che si irrigidiscono davanti a una richiesta, che reagiscono in modo esplosivo a una frustrazione apparentemente minuscola.
Bambini e bambine che fanno fatica ad aspettare, a cambiare programma, a tollerare un imprevisto. Che hanno bisogno di molto tempo per ritrovare la calma, che magari riescono a trattenersi tutto il giorno a scuola e poi, una volta a casa, esplodono.
Alcuni hanno una diagnosi, altri la riceveranno crescendo, altri ancora non ne avranno mai una. Parliamo di ADHD e altre neurodivergenze, di bambini altamente sensibili, impulsivi, che manifestano comportamenti oppositivi o hanno difficoltà nella regolazione delle emozioni. Bambini con caratteristiche temperamentali particolarmente intense, che possono rendere più impegnativa la vita quotidiana.
Le ragioni possono essere molto diverse, così come i bisogni di ognuno.
Ma una cosa vorrei dirla chiaramente: sì, esistono bambini e bambine per i quali alcune cose sono davvero più difficili che per altri.
E chi li cresce lo sa.
«Ma perché con gli altri funziona?»
Se hai una bambina o un bambino così, forse ti è capitato di guardarti intorno e chiederti come facciano gli altri.
Perché agli altri basta dire «Andiamo» e i figli si preparano, mentre voi dovete affrontare ogni volta una trattativa interminabile?
Perché altri bambini sembrano riuscire ad aspettare il proprio turno, a stare seduti a tavola o a gestire una delusione senza trasformarla in una crisi?
Perché altri genitori sembrano poter andare a una festa, al ristorante o a fare una commissione senza dover continuamente prevenire, contenere, negoziare, intervenire?
E tu, che ti sei informata o informato, che cerchi di anticipare le transizioni, di dare poche regole chiare, di riconoscere le emozioni, di offrire alternative e mantenere la calma, a volte ti senti come Sisifo: continui a spingere il tuo masso su per la montagna, ma ogni volta che la cima sembra vicina, il masso rotola di nuovo a valle.
A volte ti sembra di aver fatto tutto nel modo migliore possibile ma ti ritrovi comunque davanti a una crisi, a un rifiuto, a una reazione che non riesci a comprendere.
E allora arriva il dubbio: «Che cosa sto sbagliando?»
«Perché con mio figlio niente sembra funzionare?»
«Forse non sono abbastanza capace.»
Oppure, nei momenti più difficili: «Non ce la faccio più».
Una fatica che non sempre si vede
Crescere un bambino o una bambina che ha bisogno di molto accompagnamento può essere estremamente impegnativo.
Significa a volte vivere con la sensazione di dover essere sempre un passo avanti, di dover prevedere che cosa potrebbe andare storto. Significa dedicare moltissime energie a situazioni che per altre famiglie sembrano del tutto ordinarie. Può voler dire ricevere sguardi, commenti, consigli non richiesti. Sentirsi dire che basterebbe essere più severi, oppure più comprensivi. Mettere qualche regola in più. Lasciar correre un po' di più. Come se ci fosse una soluzione semplice che tu ancora non hai saputo trovare!
E poi c'è il confronto: con i figli degli amici, con i compagni di classe, qualche volta persino con i fratelli. Un confronto che può fare male sia ai bambini sia agli adulti, soprattutto quando mette in evidenza tutto quello che tuo figlio o tua figlia ancora non riesce a fare.
Puoi amarlə profondamente, riconoscerne le qualità, esserne orgogliosa e contemporaneamente sentirti stanca, frustrata, scoraggiata. A volte anche triste. Per tutte le esperienze che vorresti poter vivere più serenamente, per le amicizie che fatica a costruire, per le situazioni in cui viene rimproveratə, fraintesə o giudicatə. E qualche volta anche per la vita familiare che avevi immaginato e che si sta rivelando molto più complicata.
Vorresti che gli altri vedessero in tuo figlio o tua figlia ciò che vedi tu. E invece, qualche volta, ti ritrovi a vedere ciò che vedono loro.
Tutto il lavoro che fai
C'è un'altra cosa che vorrei dirti: tutto il lavoro che fai con tuo figlio o figlia, anche quando sembra non produrre alcun risultato, può essere molto più prezioso di quanto riesci a vedere oggi.
Ogni volta che lo aiuti a dare un nome a ciò che sente, gli offri strumenti per comprendere se stesso e le proprie emozioni.
Ogni volta che la accompagni attraverso una frustrazione, anche se la reazione è sproporzionata e non riesce ancora a gestirla, le permetti di sentire che anche nei momenti di difficoltà può trovare qualcuno al suo fianco.
Ogni volta che metti un limite e lo aiuti ad attraversare la delusione che ne deriva, gli offri un'occasione per allenare la tolleranza alla frustrazione.
Ogni volta che dopo un momento difficile tornate a parlarvi, le mostri come tornare a capirsi, come riparare e come guardare avanti con fiducia.
Ogni volta che lo ascolti quando si lamenta, quando sembra che niente gli vada bene, gli fai sentire che può condividere con te anche le emozioni più scomode, senza doverle nascondere o affrontare da solo.
Ogni volta che senti salire la voglia di urlare e provi a fermarti, a respirare, a scegliere come rispondere, le mostri che anche gli adulti possono provare emozioni molto intense e imparare a gestirle.
Magari lo fate dieci, venti, cento volte. Per forza a un certo punto ti chiedi quanto ancora dovrai ripetere le stesse cose prima che qualcosa cambi. Le capacità di regolazione emotiva, la flessibilità, la tolleranza alla frustrazione, il controllo degli impulsi si sviluppano nel tempo, attraverso la maturazione e le esperienze, e per alcuni bambini questo processo richiede più tempo, più esercizio e più sostegno.
La crescita non è fatta soltanto di risultati immediatamente visibili. Una competenza può cominciare a emergere molto prima di diventare riconoscibile e stabile. Tuo figlio o figlia potrebbe riuscire a tollerare una frustrazione oggi e perdere completamente il controllo domani. Potrebbe affrontare bene una situazione quando è riposato, ma non riuscirci quando è stanco. Potrebbe avere ancora bisogno di molto aiuto con te e riuscire invece a cavarsela da solo in un altro contesto. Sta ancora imparando e il fatto che non riesca sempre a mettere in pratica ciò che ha imparato non significa che tutto il lavoro fatto fino a quel momento sia andato perduto.
Anche i bambini più intensi crescono
Quando viviamo immersi nelle difficoltà quotidiane corriamo il rischio di cominciare a vedere nostro figlio o figlia soprattutto attraverso le cose che ancora non riesce a fare. Le crisi, i rifiuti, le discussioni e le continue richieste di aiuto possono occupare così tanto spazio da farci perdere di vista tutto il resto.
Il mio messaggio finale è questo: anche i bambini più intensi, anche quelli che hanno bisogno di più tempo, piano piano crescono e maturano. Fanno esperienze, acquisiscono competenze, imparano a conoscersi e sviluppano nuove risorse. Non tutti seguiranno lo stesso percorso, ovviamente. Alcune difficoltà diminuiranno con la crescita, altre cambieranno forma e altre ancora potranno continuare a richiedere strategie, adattamenti e sostegni specifici. Rimarranno magari bambin “intensi”, ma più consapevolezza molte più risorse.
E sta proprio a noi aiutarli a sviluppare gli strumenti per comprendere ciò che sentono, affrontare le difficoltà, vivere le relazioni, volersi bene e trovare il proprio modo di stare nel mondo.
A un certo punto… quel bambino che fino a qualche mese prima esplodeva ogni volta che perdeva a un gioco, una sera riesce a tollerare la sconfitta. Quella bambina per cui ogni cambiamento di programma era una tragedia, un giorno riesce ad accettare un imprevisto. Quel bambino che sembrava incapace di fermarsi, per la prima volta riesce a chiedere aiuto prima di perdere completamente il controllo.
Sono progressi enormi, che mi auguro che tu possa notare e che immagino ti riempiranno di orgoglio. Forse agli occhi degli altri sono conquiste da poco. Ma tu sai quanto lavoro c'è dietro. Sai quante volte avete provato, quante volte avete ricominciato, quante energie avete speso entrambi per arrivare fin lì.
Ehm…e nel frattempo?
Avere fiducia nella crescita di tuo figlio non significa aspettare che il tempo risolva tutto. Se le difficoltà sono molto intense, compromettono la serenità del bambino o della famiglia, interferiscono con la scuola, le amicizie o la vita quotidiana, chiedere un aiuto competente può fare una grande differenza. A volte serve comprendere meglio il funzionamento di un bambino, trovare strategie più adatte ai suoi bisogni, modificare alcune richieste dell'ambiente o costruire una rete di sostegno intorno a lui. E anche tu hai diritto a ricevere aiuto, a riposare, a non dover affrontare ogni difficoltà contando soltanto sulle tue risorse.
Ricordati che non tutto dipende da ciò che fai come genitore. E non tutto quello che funziona con un bambino funzionerà necessariamente con un altro.
Guarda quanta strada avete fatto
Se vivi accanto a un bambino o una bambina “ad alta intensità”, vorrei invitarti a guardare ogni tanto un po' più indietro. Più indietro della settimana scorsa. Vai a sei mesi fa, a un anno fa. C'è qualcosa che oggi tuo figlio riesce a fare e che prima era molto difficile? Una situazione che riuscite ad affrontare con meno fatica? Un'emozione che comincia a riconoscere? Un piccolo cambiamento nel modo in cui chiede aiuto, affronta un rifiuto, si riprende da una crisi?
Forse ti accorgerai che, nel mezzo di tutte le cose che ancora vi mettono alla prova, qualcosa si è mosso.
E se in questo momento non riesci a vedere progressi, non significa che tu non stia facendo abbastanza. Forse è necessario cambiare strada, cercare nuovi strumenti, ricevere più sostegno. E forse ci vorrà ancora tempo. Ma vorrei che non perdessi di vista il fatto che sta crescendo anche quando la crescita non assomiglia a quella che ti aspettavi.
Ci saranno altri giorni difficili. Altri momenti in cui ti sembrerà di non sapere più che cosa fare. Ma spero che, ogni tanto, tu riesca a fermarti e a riconoscere la strada che avete già percorso. E a essere orgogliosa di lui. E anche un po' di te.