“Non mi ascolta!” Ma è davvero un problema di ascolto?

Quando un genitore si lamenta perché sua figlia o figlio non lo ascolta, di solito quello che succede è: l’adulto chiede, il bambino ignora, l’adulto insiste, il bambino continua a ignorare oppure si infastidisce, provoca o fa l’esatto opposto di quanto chiesto.

Quando diciamo che i bambini non ci ascoltano, spesso stiamo dicendo che non ci obbediscono. Ma se rimettiamo noi stessi al centro della frase, il punto cambia: significa che non stiamo riuscendo a ottenere la loro collaborazione. Il che è senza dubbio frustrante, anche perché spesso il tempo è poco e le nostre richieste sono ragionevoli, ma questa è la nostra percezione. Il vissuto di bambine e bambini è molto diverso e spesso la chiave per disinnescare questo circolo vizioso non è essere più autoritari, alzare la voce o minacciare ma offrire più contatto.

Non perché i bambini debbano essere accontentati, ma perché la cooperazione nasce dalla relazione.

Un errore comune: chiedere collaborazione senza connessione

Ecco alcune delle modalità comunicative che di solito precedono frustrazione e litigi tra adulti e bambini:

Chiedere da lontano

Quando gridi da una stanza all’altra “Spegni la tele”, “Vieni a tavola” o “Metti in ordine”, forse ti sembra di stare facendo una richiesta, ma quello che tuo figlio o figlia sentirà, soprattutto se sotto i 6 anni, è poco più che un rumore di fondo. Quando vuoi che un messaggio arrivi ricordati sempre di avvicinarti, abbassarti, cercare il suo sguardo e magari fare una carezza.

Fare richieste quando il bambino è già “pieno”

Se è immerso in un gioco, se è molto stanca, se è affamato o sovrastimolata, non ha le energie cognitive necessarie per recepire la tua richiesta, processarla e agire di conseguenza. Ti sembrarà irrispettosa o maleducato, ma in realtà è sovraccarico. Capita anche a noi adulti, no? Stabilisci allora una connessione, aiutala a regolarsi e poi fai la tua richiesta usando poche parole e accompagnandole con azioni concrete.

Ripere la stessa richiesta numerose volte

Chi non ha pronunciato la fatidica frase “Te l’ho detto cento volte!”? Chiedi una cosa, non viene fatta, la ripeti, la ripeti, la ripeti. E ogni volta che la ripeti accumuli stanchezza e frustrazione. E intanto il tuo bambino cosa impara? Che la prima volta non conta, la seconda non conta, la terza non conta. Conta solo quando alla fine urli. Già: ripetere crea proprio quel comportamento che poi odiamo nei bambini, ovvero che ascolanto solo quando alziamo la voce o minacciamo, cose che non avremmo neanche voluto fare. Invece di urlare o minacciare, smetti di parlare e agisci: avvicinati, offri supporto e accompagna l’azione o la transizione.

Puntare sul controllo anziché sulla connessione

Mostrarsi esasperati con frasi tipo “Quante volte te lo devo dire?” o “Possibile che si debba arrivare sempre a questo punto?” oppure alzare i toni urlando cose come “Adesso basta!” o lanciando minacce, non è mai un buon modo di ottenere collaborazione. Quando bambine e bambini sentono pressione e ostilità tendono a resistere con maggiore forza. Ricordati questa buona pratica: prima raggiungilo dov’è, poi guidalo dove vuoi che vada. Fai un passo verso di lei affiché sia più facile per lei fare un passo verso di te. A volte basta davvero poco. Come nella vignetta qui sopra. Un giorno ho detto quella seconda frase a mia figlia. La sua reazione mi ha fatto capire quanto quella piccola attenzione (parlare sia con lei che con il suo pupazzo) fosse stata importante per lei. Mi ha risposto: “Brava che hai detto: voi due” e si è messa ad apparecchiare. (Giusto per essere sempre realistici: lo ha fatto con infinita lentezza e ovviamente tenendo in mano il pupazzo, ma lo ha fatto). 

Quando la connessione non basta

A volte farai tutto bene, tutto come hai studiato, come hai deciso, eppure tuo figlio o figlia continuerà a non collaborare. I bambini sono piccoli, immaturi, spesso stanchi, affamati, smaniosi di affermarsi e facilmente disregolati. Questo significa che non riescono a fare “la cosa giusta”, nonostante gliela si sia servita su un piatto di argento. Succede, preparati anche a questo.

In generale però, quando ti sembra di non ottenere ascolto prova a domandarti:

  • Siamo troppo lontani?

  • Sto parlando mentre lui/lei è immerso/agitato/stanco?

  • Sto usando modi autoritari o conflittuali?

  • Sto ripetendo troppe volte senza che di fatto cambi nulla?

  • Sto chiedendo una cosa troppo difficile per lei/lui in questo momento?

Se rispondi sì a qualcuna di queste domande, lì c’è spazio per un tuo miglioramento! Ricordati, la connessione è la strada più breve (anche se a volte controintuitiva) verso la collaborazione. ❤️

Le illustrazioni in apertura sono di: Stella Santin
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